Enciclopedia Cattolica vol. IV, 1950 Sacra Scrittura Popoli e personaggi

DÉBORA

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Noto anche come: greco: Δεββώρα; inglese: Deborah

DÉBORA - Parte centrale del «Cantico di D. » (Iudc. 5, 6b-25a). Biblioteca Vaticana, ms. Vat. ebraico 3, f. 174v (sec. XIII).
DÉBORA - Parte centrale del «Cantico di D. » (Iudc. 5, 6b-25a). Biblioteca Vaticana, ms. Vat. ebraico 3, f. 174v (sec. XIII).

DÉBORA (ebr. Dēbhorāh «ape»; Settanta Δεββόρζ; Vol. Debora). - Profetessa, eroina e poetessa, terza con Barac fra i «Giudici» d'Israele (Iudc. 4, 1-5, 31), che riscosse dalla oppressione di Iabin, re di Asor (Ḥāṭōr, presso il lago di Ḥūleh, secondo i vari dati biblici e Flavio Giuseppe, Antiq. Iud., IX, 11, 1), animando l'impresa di Barac e delle tribù nordiche nella battaglia di Thanach (presso Megiddo nella pianura di Esdrelon), e celebrandone quindi le gesta con il suo cantico (Iudc. 5, 1-31), uno dei più preziosi documenti biblici.

D., sposa di Lapidoth (non menzionato altrove), risiedeva fra Rama e Bethel, a nord di Gerusalemme, nel territorio della tribù di Ephraim. Per l'autorità profetica che godeva, a lei, sotto «la sua palma» divenuta celebre, accorreva Israele per averne i responsi. Testimone della oppressione che gravava sulle tribù settentrionali, Nephthali, Zabulon, Issachar, e la metà cizgiordanica di Manasse (Machir), ella suscita la riscossa, ordinando a Barac della tribù di Nephthali di concentrare 10.000 uomini, specie di Nephthali e Zabulon, sul Tabor, e vi accorre anch'essa. Vi si uniscono altri volenterosi di Machir, Issachar, Ephraim e Beniamin, fra la ignava o forzata assenza delle tribù restanti. A parare la minaccia, Sisara, capo delle milizie meridionali di Iabin, si schiera sul torrente Cison, che traversa la pianura di Esdrelon, fiero dei suoi 900 carri falcati. Ma l'impeto degli Israeliti animati da D. e Barac, e una procella provvidenziale che ingrossa il torrente, lo travolgono in rotta completa. Sisara fugge verso il sud, e, sfinito, si rifugia presso Cadès (di Esdrelon, probabilmente l'odierno Tell Abū Qudéj) ospite nella tenda di Giaele, moglie di Haber qenita. Ma Giaele, nel sonno, gli trafigge la tempia con un martello e un piolo di tenda, inchiodandolo al suolo.

Nella festa celebrativa dopo la vittoria, assistendo con Barac al corteo trionfale dei vincitori, D. intona il suo celebre cantico (Iudc. 5, 1-31), epinicio solenne e inno religioso, di cui è concordemente proclamato lo splendore letterario. L'analisi del testo permette di ricostruirne la tessitura in sette sezioni, ciascuna di due strofe, meno la centrale di tre, tutte identiche a quella della teofania (ibid. 4-5).

1. Proemio: a) protasi lirica, b) protasi epica. 2. La miseria d'Israele: a) rievocazione dolorosa, b) spiegazione profetica. 3. Descrizione del corteo trionfale: a) invito al popolo, b) invito ai condottieri. 4. Elogi e rampogne alle tribù: a) saluto ai primi combattenti, b) rampogna a Ruben, c) rampogne e lodi agli altri. 5. Rievocazione della battaglia: a) l'assalto dei nemici, b) la piena disfatta.
6. L'impresa di Giaele: a) la scena della tenda, b) la morte
di Sisara. 7. Sgomento nemico e trionfo di Jahweh: a) l'at-
tesa della madre di Sisara, b) la delusione e inno finale.

Di riconosciuta importanza è il cantico di D. come
fonte storica antichissima, ciò che vale anche nella que-
stione documentaria del suo confronto con la narrazione
in prosa di Jude. 4, 1-24. L'unico divario fra i comandanti
nemici, Sisara nel cantico, Iabin re di Asor nella prosa,
può spiegarsi con la riedificazione di Asor, accennata già
ai tempi di Giosuè (cf. Ios. 11, 1-13 con 19, 36), come
consta in seguito ai tempi di Salomone (I Reg. 9, 15), di
Theglathphalasar (II Reg. 15, 29), di Tobia (Tob. gr. 1, 2)
e dei Maccabei (I Mach. 11, 67; ivi Νααώρ per diplo-
grafia del v finale precedente), nonché con le omonimie
consuete nelle serie di re e con il carattere strategico del-
l'incarico di Sisara. Altra spiegazione è nell'apporto di
dati indipendenti della tradizione (cf. Ps. 83, 10), estranei
all'ambito lirico del carme.

Due altre donne bibliche omonime sono: D.
(Settanta: Δεβόρρχ) nutrice di Rebecca, che segue
la sposa di Isacco in Canaan condividendone le sorti
(Gen. 24, 59; cfr. 35, 8); D. (Settanta: Δεββωρδ)
ava paterna di Tobia (Tob. gr. 1, 8).

Bibliografia9 opere
BIBL.: M.-J. Lagrange, Le livre des Juges, Parigi 1903, pp. 64-117; M. Hagen, Lexicon Bibl., I, coll. 451-54; II, coll. 44-46; C. F. Burney, The Book of Judges, Londra 1920, pp. 78-176; J. Garstang, Josua-Judges, ivi 1931, pp. 280-306; G. Ricciotti, Storia d'Israele, I, Torino 1934, pp. 293-97; A. Fernandez, La oda triunfal de Débora, in Estudios ecles., 15 (1936), pp. 5-46; R. Engberg-W. F. Albright, Historical analysis of archeological evidence: Megiddo and the Song of Deborah, in Bull. of the Am. Soc. Or. Res., 78 (1940), pp. 4-9; T. Piatti, Una nuova interpre- tazione metrica, testuale, esegetica del Cantico di D., in Biblica, 27 (1946), pp. 65-106, 161-209 (e bibliografia ivi citata).

Tommaso Piatti

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Di Tommaso Piatti

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), coll. 1258–1259.

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Piatti, Tommaso. “Débora (Ebr. DĒBhorĀH «Ape»; Settanta ΔΕΒΒΌΡΖ; Vol. Debora).” In Enciclopedia Cattolica, vol. IV, coll. 1258–1259. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950. https://azioneromana.com/it/article/debora-ebr-debhorah-ape-settanta-debborz-vol-debora.

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Piatti, Tommaso. “Débora (Ebr. DĒBhorĀH «Ape»; Settanta ΔΕΒΒΌΡΖ; Vol. Debora).” Enciclopedia Cattolica, vol. IV, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950, coll. 1258–1259. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/debora-ebr-debhorah-ape-settanta-debborz-vol-debora.

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