INDEFETTIBILITÀ DELLA CHIESA. - Proprietà soprannaturale della vera Chiesa, per cui essa rimarrà, sino alla fine del mondo, così come Gesù Cristo l'ha istituita. Tale concetto include: a) la durata perpetua o perennità della Chiesa; b) la per-
© Ioannis Britanici Brixiani Regulæ ad infinitumæ
Darii Hippolyti & Pòponii Ioanis Maria filiopsuog.
Rámatica é ars qua ncte loquendi ncte
fenibendi ratio percipitur. Ars autè est ca
infogrei fcientia doctrina uel ufa fufcepta:
fuel ars est potetus suam. i oedinem efficiés
Grámatica aic interpretatur litteratura: & grámaticus
litterator apo ton grámaton hoc est a litteris. Ex litte-
ris enim fyllabæ fiuntes: fyllabis dichioaesce dichioi-
bus oratio fico grámaticæ fundamentum confituatur.
Artex grammatica funt quattuor: littera: fyl-
labæ idchio: & oratio: litteratur. S. fyllabæ
Sci. Dicho ut fcipio: oratio: ut fcipio: deleuit
cathaginé. © Littera est minima pars uocis composi-
ta: hoc est qua: cofist: ex cofostitione litterata: uel uos
induidus qua: feribi pór: dicta qua: legittera: co: op le-
gécibus iter ad legendum oltendatuel a lituris qua: in
charta funt quam ipz: litteræ: feribuntur uel op feripta:
deleri poffant. © Littera autè differit: ab elentis. Ele-
menta enim dicitur ipz: pronúciationes. Note: uero
earum litteræ. Abufiuc tamen litteræ: pro elementis. &
elementa pro litteris uocantur. © Littera: autem dican-
tur elementa: q: quadmodum illa cocantia oé corpus
pficiunt: fici: etis litteræ: cofist: litteralè uocé qli corpus
aliq: d' cōponit. © Littera: aic fist duæ & uigita: a b: e d e
f g i k l m o p q s f u x y z. h uero: a f p r a t i o s m a g i s severanza della medesima in ciò che costituisce la sua essenza, cioè nella sua costituzione e nelle sue proprietà specifiche. Ne segue che per l'i. la Chiesa rimarrà sempre identica a se stessa e non perderà alcuna delle sue note. Così intesa, l'i. racchiude tutte le altre proprietà della Chiesa: costituzione gerarchica e monarchica, infallibilità, visibilità (v. CHIESA).
Che la Chiesa sia indefettibile, è verità di fede cattolica, chiaramente contenuta nella S. Scrittura e insegnata dal magistero ordinario. Non è stata ancora direttamente definita dal magistero solenne, però il Concilio Vaticano aveva preparato uno schema di definizione nei seguenti canoni: 1) «Si quis dixerit eamdem Christi Ecclesiam posse offundi tenebris aut infici malis, quibus a salutari fidei morumque veritate aberret, ab originali sua institutione devlet, aut depravata et corrupta tandem desinat esse, anathema sit»; 2) «Si quis dixerit praesentem Dei Ecclesiam non esse ultimam ac supremam consequendae salutis oeconomiam, sed expectandam esse aliam per novam et pleniorem divini Spiritus effusionem, anathema sit». Il decreto Lamentabili ha condannato la seguente proposizione dei modernisti (n. 53): «Constitutio organica Ecclesiae non est immutabilis; sed societas christiana perpetuae evolutioni, aequae ac societas humana, est obnoxia». Lo stesso errore era stato condannato da Pio VI nella bolla Auctorem fidei contro il Sinodo di Pistoia (Denz-U, 1501).
Preannunziata nel Vecchio Testamento dalle profezie messianiche (Is. 9, 6; Dan. 11, 44; Jer. 31, 31; Ez. 37, 24) l'i. della C. è affermata da Gesù Cristo stesso: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte dell'inferno (cioè le potenze dell'inferno o della morte) non prevarranno contro di essa» (Mt. 16, 18). Egli disse inoltre: «Ecco che io sono con voi tutti i giorni sino alla consumazione dei secoli» (Mt. 28, 20); «Io pregherò il Padre ed egli vi manderà un altro Paraclito affinché dimori sempre con voi» (Io. 14, 16). Alla Chiesa, dunque, viene garantita sino alla fine del mondo l'assistenza divina, la quale non permetterà che essa persica o si indebolisca. I Padri della Chiesa, soprattutto s. Agostino nella lotta contro i donatisti, hanno avuto spesso l'occasione di difendere ed illustrare contro le sette l'incrollabile stabilità della Chiesa cattolica. La promessa di i. non può riferirsi che ad essa. Le false chiese, le sette, gli scismi ecc. sono destinati, presto o tardi, a scomparire, come del resto conferma la storia. Sono scomparse le chiese ariane e si estingue pian piano la chiesa nestoriana; il protestantesimo si è frazionato in innumerevoli sette; le chiese bizantine autocefale sono vittime di discordie interne.
L'i. non condanna la Chiesa ad uno statu quo perpetuo e all'immobilità; non le impedisce il progresso e i cambiamenti, ma tale progresso è omogeneo e scaturisce dal suo interno senza deviazioni (v. DOCMA); tali cambiamenti, relativi all'organizzazione, alla disciplina, alla liturgia, non riguardano l'essenza della Chiesa, non sono di istituzione divina e possono quindi subire un'evoluzione secondo le esigenze dei tempi e dei luoghi. Questa sintesi di immutabilità e di progresso non rifugge che nella vera Chiesa. Le false chiese o si corrompono intrinsecamente o rimangono attaccate alle forme vecchie e fuori uso, da cui non riescono più a sbarazzarsi, prese molte volte dalla tentazione di farsene un vanto come se fossero genuine espressioni di vera immutabilità.
Bibliografia7 opere
Martino Jugie