Enciclopedia Cattolica vol. VI, 1951 Religioni non cristiane Particolari

GERMANI, RELIGIONE DEI

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ASI, BALDER, ODINO, VALCHIRIE rimandano qui.

Noto anche come: tedesco: Germanische Religion; inglese: Germanic religion

GERMANI, RELIGIONE dei. - Sulle credenze religiose degli antichi popoli germanici anteriormente al loro contatto col mondo romano, cioè fino alla conquista metodica di Augusto, non si possiede pressoché nessuna informazione attendibile di qualche importanza. Scarsissime sono pure le notizie di fonte diretta del periodo posteriore, di quello, cioè, che va fino alla loro conversione al cristianesimo, poiché solo con questa, come è noto, comincia presso quei popoli l'uso della scrittura a scopo letterario e si può dire che finisca perciò la loro preistoria.

Il fatto che la conversione stessa non si compì simultaneamente presso le varie famiglie del ceppo germanico, ma si protrasse per ca. otto secoli - dalla metà del IV, in cui si convertirono all'arianesimo i Visigoti della Mesia, fino ad oltre l'XI, allorché furono organizzate le province ecclesiastiche della Scandinavia - nonché la circostanza che in talune regioni la conversione stessa si effettuò pacificamente e gradatamente in seguito ad una propaganda esercitata con la massima prudenza e tolleranza, lasciando anche sopravvivere qua e là usanze e riti pagani, come presso gli Anglosassoni e gli Scandinavi, e in altre, invece, dove essa era anche e soprattutto una faccenda politica, come presso i Frisi ed i Sassoni al tempo di Carlomagno, essa fu imposta col rigore delle leggi e talora con la distruzione violenta di tutto ciò che ricordava la fede primitiva, spiegano non solo come il quadro del paganesimo che si può oggi ricostruire, sia notevolmente diverso presso le varie famiglie, ma anche come le fonti, a cui è possibile attingere, fluiscano in modo così vario. Per i territori della Germania propriamente detta si può dire che non si hanno se non notizie indirette — a prescindere da qualche reperto archeologico di dubbia interpretazione e da qualche frammento letterario anch'esso controverso — cioè le opere degli scrittori dell'antichità, specialmente di Tacito, che danno però informazioni isolate e sovente superficiali, parecchi storici medievali delle famiglie germaniche, Jordanes per i Goti, Gregorio di Tours per i Franchi, Paolo Diacono per i Longobardi, Widuchindo per i Sassoni, e le biografie dei missionari che evangelizzarono i popoli germanici, s. Colombano, s. Gallo, s. Bonifacio, gli uni e le altre mancanti spesso di precisione o, specie le seconde, comprensibilmente non abbastanza obiettive. Per le regioni del Settentrione d'Europa, invece, dove, come si disse, il paganesimo sopravvissese fino ad oltre il Mille, si ha una ricchezza incomparabile di fonti dirette, cioè una cospicua letteratura nazionale (v. EDDA) nella quale non solo si trova sviluppata organicamente una complessa saga divina, ma è pur fissata una compiuta dottrina cosmogonica ed escatologica. Una tale mitologia, cosiddetta nordica, non può per altro esser presa se non molto cautamente per base della ricostruzione del paganesimo comune, essendo talora non solo il risultato di sviluppi indipendenti, ma avendo subito il più delle volte notevoli influisti stranieri e specialmente cristiani, e non rappresentando perciò un complesso di credenze popolari, ma piuttosto un'epopea artistica e aristocratica, una poesia dotta.

GERMANI, RELIGIONE dei - Carro del sole trainato da un cavallo, proveniente da Trundholm (Jutland).
GERMANI, RELIGIONE dei - Carro del sole trainato da un cavallo, proveniente da Trundholm (Jutland).(da G. Van Der Leene, De Godsdiensten der Wereld, Amsterdam 1911, fig. 19)

All'epoca del loro ingresso nella storia le popolazioni germaniche veneravano alcune divinità antropomorfiche, già modellate con particolari caratteri etici e con forme di culto semplicissime ma non più rudimentali, in rozzi templi di legno, che in origine pare mancassero del tetto a ciò bastando l'ombra di sacre foreste, alberi consacrati e idoli di legno o di pietra a cui si offrivano sacrifici di frutta, di animali e spesso di vittime umane: sacerdoti non costituiti in casta speciale e la cui dignità era forse prerogativa degli anziani e delle famiglie più cospicue, anzi talora degli stessi principi. Il nome collettivo degli dèi era Asi. Il loro numero è variabile a seconda delle regioni e delle epoche: mentre i poeti norreni lo fissarono talora a 9, tal'altra a 12 e persino a 14, Tacito parla di tre divinità principali e con lui si accordano numerose altre testimonianze, fra cui la famosa «formola di abiura» sassone del sec. VIII nella quale sono citati i nomi degli dèi a cui i neofiti dovevano rinunciare ricevendo il Battesimo, e cioè Donar, Wodan e Ziu, che i Romani identificarono con Giove, Mercurio e Marte, e che ebbero nel settentrione rispettivamente il nome di Thor, Odino e Tyr. La supremazia sugli altri e su tutto il consorzio celeste fu tenuto or dall'uno or dall'altro dei due primi. Si tratta, in ogni modo, di un deciso politeismo: le ipotesi di taluni studiosi che ravvisano indizi di monoteismo sia all'inizio della concezione religiosa germanica, sia come tendenza finale del suo sviluppo, sia come carattere latente, sono insostenibili. Specifico è, invece, il fatto ch'esse sono tutte e tre, più o meno, divinità di guerra e che a questa hanno attinenza i loro principali attributi: qualità forse non originaria, ma acquisita attraverso le tempestose vicende e i secolari conflitti delle trasmigrazioni, che esaltarono in supremo grado gli istinti guerrieri di quei popoli e impressero un carattere fosco e bellicoso alla loro saga divina così come offersero il motivo della tragica fatalità che riempie la loro epopea nazionale.

Di codeste tre divinità la più antica è certamente Ziu, che rappresenta l'originario dio celeste dell'antichità ariana, comune, per la concordanza etimologica, a tutti i popoli indoeuropei. Presso i G. dell'epoca storica egli ha già assunto però il carattere e gli attributi di un dio della guerra, per cui Tacito, che parla del suo culto presso alcune popolazioni e narra che i vincitori gli consacravano tutti gli uomini dell'esercito vinto, lo identificò con Marte. Analogamente, allorché i G. della regione renana del III e del IV sec. avvertirono la necessità di tradurre in tedesco i giorni della settimana latini, sostituendo ai nomi delle divinità romane, da cui si chiamavano i cinque pianeti allora conosciuti, i nomi delle corrispondenti divinità germaniche, Ziu prese il posto di Marte per rendere il dies martis: Ziostac e, nel nord, Tysdagr. Se a Ziu, con il nome di Irmino, quale capostipite degli Erminoni, debba intendersi consacrata la enigmatica Irminul o columna universalis, cioè un tronco d'albero gigantesco, venerato specialmente presso i Sassoni, ma anche altrove, e di cui uno fu distrutto da Carlomagno nel 772 presso Eresburg, oppure se il vocabolo Irmin conferisca ai composti un senso superlativo senza alcuna relazione a qualche particolare divinità, è tuttavia dubbio.

GERMANI, RELIGIONE DEI - Ara votiva pagana delle Matronae Anfaniae trovata sotto il pavimento della cripta romanica della collegista di S. Cassio - Bonn.
GERMANI, RELIGIONE DEI - Ara votiva pagana delle Matronae Anfaniae trovata sotto il pavimento della cripta romanica della collegista di S. Cassio - Bonn.(da Rivista di Archipelago cristiana, 9 [1932], p. 135)

Culto generale godette Donar, che nel settentrione ebbe il nome di Thor. Dio del tuono, come dice il suo nome, egli fu da Tacito identificato dapprima erroneamente con Ercole e poi esattamente con Giove, benché soltanto più tardi e nella sola Scandinavia egli abbia tenuto il primo posto fra tutti gli dèi; nelle altre regioni sembra aver avuto sempre una posizione inferiore a Ziu, poi a Wodan. Era ritenuto il più forte e il più valente degli dèi ed invocato dai combattenti prima della battaglia. Gli venivano offerti sacrifici di animali e gli si consacravano degli alberi, come la quercia di Geismar, abbattuta da s. Bonifacio, che col suo legno fece costruire un oratorio a S. Pietro. Nel settentrione è il dio del popolo comune, protettore della casa, della proprietà e della nazione. Personificazione della forza naturale usata in difesa dei deboli, egli appare come l'invincibile debellatore dei giganti avversari, il vendicatore e il protettore del divino consorzio. Rappresentato come un bell'uomo alto e robusto dalla lunga barba rossa, armato di un formidabile martello a manico corto, lo si può dire il più germanico di tutti gli dèi, quello che anche nella letteratura norrena ottenne la massima idealizzazione senza elementi stranieri. Il suo nome prese il posto di Giove nella formazione del vocabolo corrispondente a giovedì in tutte le lingue germaniche.

GERMANI, RELIGIONE dei - Odino (Wotan) su di un cavallo a otto sampe guida nel Walhalla gli eroi morti in battaglia raffigurati entro una barca, proveniente da Tjängvide (Götland).
GERMANI, RELIGIONE dei - Odino (Wotan) su di un cavallo a otto sampe guida nel Walhalla gli eroi morti in battaglia raffigurati entro una barca, proveniente da Tjängvide (Götland).(da G. Van Der Leeuw, De Godsdiensten der Wereld, Amsterdam 1911, fig. 135)

Nei territori occidentali e settentrionali della Germania propriamente detta il primo posto fra gli dèi sembra essere stato tenuto sempre da Wodan che i Romani identificarono con Mercurio. Originariamente di carattere demoniaco, condottiero, nelle notti di tempesta, della caccia selvaggia, cioè della schiera delle anime ch'egli poi riconduce nel grembo delle montagne, egli perdette in seguito questo carattere e assunse gli attributi di un dio celeste, signore della guerra e della vittoria, ma anche della vita spirituale e della civiltà. Nel settentrione, ove fu al centro del culto e divenne il dio aristocratico delle corti e il prediletto degli Scaldi, si sviluppò intorno alla sua figura un ricco complesso di miti che lo rappresentano come padre universale e supremo ordinatore del mondo, sovrano dell'arte magica e inventore delle « rune » (i primi caratteri scritti tolti all'alfabeto latino e usati come segni misteriosi a scopo divinatorio). Come signore della guerra egli troneggia nel meraviglioso Walhall, o « tempio degli uccisi », specie di paradiso aristocratico, ove vengono accolti i morti in battaglia, che vi continuano le occupazioni predilette della vita terrena, intrattenendosi in esercizi guerreschi e in sontuosi banchetti, allietati dalle Walchirie, specie di semidee, ancelle di Odino, che cavalcano in gruppi per il cielo coperte di elmo e armate di scudo e di corazza, col compito di scegliere, come dice l'etimologia del loro nome, i predestinati a soccombere, concedendo ad altri la vittoria. Nell'Edda gli si attribuisce anche una attività creatrice; insieme con i suoi fratelli Vili e Ve egli avrebbe creato il primo uomo e la prima donna, animando un olmo e un frassino sulla ziva del mare. È superfluo avvertire che il mito germanico non sa nulla di una creazione nel senso della nostra Genevi: esso presuppone l'eternità della materia e gli dèi non stanno già al principio del mondo, ma all'inizio della storia. Il nome di Odino sostitutì quello di Mercurio nella denominazione del giorno di mercoledì in tutte le lingue germaniche, meno nelle regioni del mezzogiorno, cioè nell'attuale tedesco letterario. Questo fatto può valere come una prova che al tempo dell'introduzione dei nomi latini, le popolazioni dei territori che furono poi alto-tedeschi, non praticavano il culto di Wodan.

Accanto a Odino si trova, fin dalle più antiche testimonianze, una divinità femminile, Frija; ma se si eccettua una leggenda longobarda tramandata da Paolo Diacono, ove essa appare col nome di Frea, e qualche formula magica, essa è molto scarsamente documentata al di fuori dei paesi scandinavi, ove prese il nome di Frigg, ed è la dea dell'amore, della felicità maritale e della casa : corrisponde perciò, come compagna del dio supremo, meglio a Venere che a Giunone, e della prima infatti essa prese il posto in tutte le denominazioni germaniche del venerdì.

Poco, anzi nulla più che il nome latinizzato si sa di altre divinità, probabilmente locali, di cui parla Tacito : di una Tanfana, venerata dai Marsi, di una Nehalennia, che si trova raffigurata in alcune pietre votive, di una Badbuenna, a cui era sacro un boschetto presso i Frisi, di un dio Requelivahano, menzionato in una lapide del 11 sec., e di altre ancora. Merita però menzione particolare la dea Nerthus, che Tacito identifica con la Madre Terra, venerata presso alcune popolazioni dello Jutland e il cui santuario, ch'era il tempio nazionale degli Ingavoni, si trovava in mezzo ad una foresta in un'isola solitaria del Baltico, e nel quale si custodiva il carro su cui il simulacro della dea veniva portato in giro con grande solennità per celebrare forse la fecondità della terra e il risveglio della vegetazione. Il suo culto mostra una grande concordanza con quello del dio Njord e del figlio Freyr delle fonti nordiche, il quale ultimo occupò talora nella Svezia un posto preminente accanto a Thor e a Odino. Essi non appartenevano però alla stirpe divina degli Asi, ma a quella dei Vani, stirpe altrettanto potente, benché più barbara e più rozza, che mossero guerra agli Asi e si riconciliarono poi col patto che due di essi fossero accolti nel concilio degli Asi, i quali davano in cambio due dei loro. Questa guerra di due stirpi divine è certo il riflesso di una lotta culturale fra i seguaci di una fede antica e quelli di una religione straniera, forse l'immigrazione del culto di Odino nella Svezia, ove era già antica l'adorazione di Freyr, e la conseguente fusione dei due culti. Sono altresì caratteristiche del settentrione e perciò creazioni posteriori e indipendenti, altre divinità, di cui qui basti citare Balder, dio della purezza e dell'innocenza e martire di un fatale tradimento, la cui morte sarà il triste preludio della fine del mondo; Loki, originariamente demone del fuoco, genio del male e padre di una figliolanza terribile, tra cui Hel, dea della morte, personificazione, cioè, dell'antico concetto germanico di un luogo sotterraneo che accoglie le anime di tutti i morti e poi, quando la fantasia nordica ebbe creato il Walhall per gli eroi morti in battaglia, solo di coloro che morivano di vecchiaia o di malattia. Infine anche le vaghe e rudimentali idee degli antichi G. sull'origini degli dèi e delle stirpi ebbero uno straordinario sviluppo nella letteratura nordica, dove per opera in parte del popolo, in parte dei poeti, esse furono sistemate in una vera e propria dottrina che abbraccia l'intera saga divina in un grande quadro che contiene i singoli miti come singole azioni dello spaventoso dramma universale. Esse sono state tramandate specialmente nel primo libro dell'Edda, la Völsupa, che è nello stesso tempo il libro delle origini e la profezia della fine (v. COSMOGONIA). Nato il primo essere capostipite dei primi Asi, Odino, e poi Vili e Ve, venne da essi costruito Asgard, o giardino degli Asi, ove trascorsero per lungo tempo una vita di gioia nell'età dell'oro. Ma il loro destino si offusca dal giorno in cui Loki ottiene con la sua astuzia la morte del giusto Balder, e precipita finalmente verso la catastrofe, verso il « crepuscolo degli dèi » nel quale in una spaventosa battaglia tra gli Asi e le potenze avversarie, tutti procombono, mentre il mondo si incendia ed ogni vita dispare. Ma dalle immense ceneri una nuova terra emerge più bella dell'antica, su cui germina il grano senza che la mano dell'uomo vi getti il seme; un nuovo sole risplende che camminerà per la medesima via. Degli antichi dèi solo Balder e pochi altri rivivono; ma essi hanno perduto per sempre l'antica sovranità, che spetta ormai a un nuovo dio, «l'onnipotente che viene dall'alto al supremo giudizio». In tutto ciò è facile isolare ciò che può essere veramente concezione antica germanica o più specialmente nordica, da quanto è elemento di importazione, tolto, cioè, al corredo dei motivi classici, o delle speculazioni orientali, o delle idee giudaico-cristiane sulla fine del mondo, pervenute nel nord al tempo delle scorrerie dei Vichinghi. Solo bisogna guardarsi dal pensare, sulla scorta di questi e di altri vaghi sebbene genuini motivi, ad inconsci presagi, a «voci profetiche», dell'antichità germanica, a rapporti di affinità tra due concezioni religiose e morali, che sono lontane l'una dall'altra come la verità dall'errore.

Bibliografia9 opere
BIBL.: E. H. Meyer, Mythologie der Germanen, Strasburgo 1903; S. Bugge, Studien over de nordische Gude - og Heltstagns Oprindelse, Cristiania 1909; W. Golther, Handbuch der germanischen Mythologie, Lipsia 1909; J. Grimm, Deutsche Mythologie, nuova ed., Berlino 1930; F. R. Schröder, Quellenbuch zur germanischen Religionsgeschichte, Berlino-Lipsia 1933; J. De Vries, Altgermanische Religionsgeschichte, 2 voll., Strasburgo 1935-37; H. Schneider, Die Götter der Germanen, Tubinga 1938; G. Dumézil, Mythes et dieux des Germains, Parigi 1939; E. Tonnelat, La religion des Germains (Mana, 2), ivi 1948.

Bruno Vignola

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Di Bruno Vignola

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. VI (1951), coll. 116–121.

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Altre voci di Bruno Vignola: GRAL · GRYPHIUS, ANDREAS · EDDA · LAMPRECHT, DETTO «DER PFAFFE» (IL PRETE) · LUDWIGSLIED («CANZONE DI LUDOVICO»)

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Vignola, Bruno. “Germani, religione dei.” In Enciclopedia Cattolica, vol. VI, coll. 116–121. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951. https://azioneromana.com/it/article/germani-religione-dei.

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Vignola, Bruno. “Germani, religione dei.” Enciclopedia Cattolica, vol. VI, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951, coll. 116–121. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/germani-religione-dei.

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