ROSSO, MARE (gr. ἡ ἔρυθρα θάλασσα; ebr. jām sūph). - Gran tratto di mare che si estende dall'ingresso di Bāb el-Mandeb, fra l'Asia sud-occidentale ad est e le coste dell'Africa nord-orientale ad ovest, sino al capo Mohammed al nord, dove si biforca nei due rami del golfo di Suez (Sinus Arabicus) a ovest, e del golfo di el-'Aqabah (Sinus Aelanticus) a est. L'appellativo ebraico jām sūph « mare delle alghe » o « canne » (Ex. 10, 19; 13, 18; 15, 4) è di origine incerta; ma l'identificazione non è dubbia, poiché ne è indicata l'estremità (Ex. 23, 31; I Reg. 9, 26; Ier. 49, 21) nel Golfo Elanitico o di el-'Aqabah.
L'opinione generale, appoggiata dai testi biblici, è che il miracoloso passaggio degli Ebrei attraverso il M. R. (Ex. 15, 4-22) avvenne nel Golfo di Suez, che in quel tempo, mediante canali naturali, era riunito al bacino dei Laghi Amari. Qui creacono anche oggi i canneti, e non è escluso che vi abbondassero anche al tempo dell'esodo, giustificando così l'appellativo ebraico.
Il punto preciso del passaggio è stato variamente determinato: per il Serapeum fra il Lago Timsāh e i Laghi Amari; per Šaluf tra i Laghi Amari e Suez; o per il guado che anticamente univa Clysma (= Suez) a el-Šatt. L'opinione più pro-babile, presentata dal Bourdon e basata sulla geografia, archeologia e lo studio dei papiri, mette il passaggio fra Gebel Geneffef e Gebel Hasan per la pista che conduceva al guado situato nella parte meridionale del Piccolo Lago Amaro.
Gli Ebrei, obbligati a cambiare direzione nella marcia verso la Palestina, dal Serapeum si diressero lungo la via ad ovest del Grande Lago Amaro che conduceva a Suez e, lasciando a destra il terreno paludoso che si estende fra la via ed il lago, chiamato in un papiro con il nome egiziano equivalente a Phihahiroth (= pantani +), si accamparono ai piedi di Gebel Hasan, dove, fin dai tempi di Seti I, era un fortino (Magdal) di fronte alla stele di Beelsephon (Ex. 14, 1-2), con guarnigione per sorvegliare sia la via che conduceva a Suez, sia la pista per il guado dei Laghi Amari.

(fot. Sananini)
BIB.: M.-J. Lugrange, L'itinéraire des Israélites du pays de Gessen aux bords du Jourdain, in Revue biblique, 9 (1902), pp. 63-83; A. Mallon, Les Hébreux en Egypte, in Orientalia, 3 (1921), pp. 147-81; C. Baurdon, Note sur l'isthme de Suez, in Revue biblique, 37 (1928), pp. 232-36; id., La route de l'Evode de la terre de Gess n à Mara, ibid., 41 (1932), pp. 370-392, 238-49; P. Heinisch, Das Buch Exodus, Bonn 1934, pp. 113-15.
ARCHEOLOGIA
L'arte cristiana espresse la scena del passaggio del M. R. (Ex. 14, 21-36; 15, 1-6) nel sec. IV, nel prospetto di alcuni sarcofagi: ivi per lo più a sinistra da una grande porta escono cavalieri e fanti, preceduti dal Faraone sulla biga, in atto d'inseguire gli Ebrei. Sotto i cavalli, due o tre figure simboliche rappresentano l'Egitto, la terra, il M. R. Segue il momento dello scontro: uomini e cavalli si dibattono nelle onde, affogando. A destra, il gruppo degli Ebrei, liberati con Mosè, giovane imberbe, che percuote il mare con la verga, contrariamente al Testo scritturale, secondo il quale il profeta con la verga aveva aperto il mare e, stendendo la mano, per ordine di Dio, lo fece ricadere sopra gli Egiziani. Degli Ebrei, alcuni osservano la rovina del nemico, altri sono in cammino, tenendo bambini o per mano o sulle spalle; altri portano nel mantello ripiegato la farina impastata senza lievito. La schiera è preceduta dalla sorella di Mosè, che suona il piccolo tamburo e segue la colonna di fuoco, raffigurata da una colonna tortile dal capitello corinzio, con sopra un braciere ardente.Così in un coperchio di sarcofago, scoperto in S. Lorenzo al Verano, appartenente ad un tale Gorgonio (fine del sec. IV). Delle altre rappresentazioni del passaggio in sarcofagi, sette sono romane, tredici galliche. I sarcofagi celebri sono il Lateranense n. III, quelli dei Musei di Spalato, di Arles, di Bellegarde, di Avignone e della chiesa di S. Trofimo in Arles, usato come paliotto di altare.
Altre riproduzioni della scena si hanno in un pannello della porta di S. Sabina e in uno dei musaici della basilica di S. Maria Maggiore (sec. V), in cui il popolo ebreo assiste con Mosè all'annegamento degli Egiziani.
Finalmente il passaggio del M. R. si trova di frequente espresso in miniature, come, ad es., nel codice delle omelie di s. Gregorio Nazianzeno (fine del sec. IX) e in un Salterio del sec. X (H. Omont, Les miniatures des manuscrits grecs de la Bibliothèque nationale, Parigi 1902, tavv. 42 e 9); in Ottateuchi dei secc. XI e XII, come i Vaticani greci nn. 746 e 747 (Wilpert, Mosaiken, p. 455), ecc.
In tale scena G. Wilpert ha ritenuto fosse simboleggiata l'invocazione: « libera l'anima del tuo servo come liberasti Mosè dalle mani del Faraone »; E. Becker vede invece un'allusione alla battaglia del ponte Milvio con la sconfitta di Massenzio; F. I. Dölger un simbolo del Battesimo, secondo s. Paolo (I Cor. 10, 2).
BIBL.: sources