Enciclopedia Cattolica vol. IV, 1950 Liturgia

DEDICAZIONE, RITO DELLA

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ALFABETO (RITO) rimanda qui.

DEDICAZIONE, RITO della - D. d'una chiesa; il vescovo consacrante, benedetta l'acqua, si accinge ad aspergere l'edificio. Pontificale di Sens (2ª metà e fine del sec. XIV) - Parigi, biblioteca Nazionale, ms. Ist. 662, f. 63.
DEDICAZIONE, RITO della - D. d'una chiesa; il vescovo consacrante, benedetta l'acqua, si accinge ad aspergere l'edificio. Pontificale di Sens (2ª metà e fine del sec. XIV) - Parigi, biblioteca Nazionale, ms. Ist. 662, f. 63.

DEDICAZIONE, RITO della. - È la consacrazione d'una chiesa per sottrarla all'uso profano e per farne un luogo sacro.

Le prime riunioni cristiane si tenevano nelle case private, ove era celebrata l'Eucaristia, le quali in seguito ricevettero una consacrazione dall'uso sacro cui erano adibite, come attesta la Oratio panegyrica de aedificatione Ecclesiarum (Eusebio, Hist. eccl., X, 3) che tratta della d. della cattedrale di Tiro, e il racconto della d. della basilica Costantiniana a Gerusalemme (id., Vita Constantini, 45). Nell'Occidente si aggiungeva forse già una speciale orazione di benedizione, alla quale sembrano alludere s. Optato di Milevi (De schismate Donatistarum, VI, 3) e s. Ambrogio (Exhort. virginitatis, 10). Formolari per la Messa solenne in tale occasione si trovano nei Sacramentari leoniano, gelasiano e gregoriano. Dopo la pace costantiniana, grande importanza per la solennità della d. acquisì il culto dei martiri, e sopra i loro sepolcri, ove nel giorno anniversario della morte si celebrava nelle catacombe il divin sacrificio, sorgevano le prime basiliche. In seguito, fin dalla metà del sec. IV, si eressero chiese in onore d'un martire anche in quei luoghi nei quali non vi erano sepolcri, ma dove si deponevano delle reliquie nell'altare che veniva perciò considerato come il loro sepolcro. A Roma tuttavia, fino al sec. VII, le chiese urbane erano senza reliquie, impedendone la legge una deposizione entro la città. Col tempo si stabilì la consuetudine di dedicare la chiesa a qualche santo; con ciò anche il trasporto e collocamento delle reliquie venne a ottenere un posto fisso nel rito della consacrazione, così che la parte più solenne della d. era costituita dalla trionfale processione con le reliquie, come attestano s. Ambrogio (Epist., 22, 1-2), Sozomeno (Hist. excl., VII, 21) e s. Girolamo (Contra Vigilantium, 5). In tal modo la depositi Martyrum si confuse con la d. della chiesa e divenne legge il riporre sotto gli altari le reliquie dei martiri. Il rito della d. era allora così composto: 1) durante tutta la notte precedente si celebravano le vigilie dinanzi alle reliquie solennemente esposte in un'altra chiesa. 2) La mattina seguente le reliquie erano portate al canto dei salmi e degli inni e con molte lampade accese in solenne processione nella chiesa da dedicarsi, dove erano deposte nell'altare. 3) Con la Messa ivi celebrata finiva la solennità. Secondo una lettera di papa Vigilio a Profuturo di Braga, la consacrazione d'una chiesa consisteva semplicemente nella celebrazione in essa del divin Sacrificio; nel caso che la chiesa fosse dedicata a un santo, vi si aggiungeva il collocamento delle reliquie dei santi. Il papa inoltre già conosce, non però come cerimonia d'obbligo, un'aspersione della chiesa con l'acqua santa, detta poi acqua gregoriana (v. GREGORIANA, ACQUA). Altre cerimonie si aggiunsero in seguito: in Oriente specialmente l'unzione dell'altare col crisma, ricordata già da s. Efrem; in Occidente tale unzione non si trova prima del Concilio di Agde (506), can. 14 (Mansi, VIII, 327); dal rito gallicano venne l'unzione delle pareti della chiesa, le abluzioni ed altro. Questi riti, deposizione, aspersione e unzione, già nel sec. VI si trovano uniti nel rito gallicano della d. (Gregorio di Tours, De gloria confessorum, 20) e crebbero in seguito sempre più come lo dimostrano, fin dal sec. VIII, i numerosi Ordines dedicationis. Propagandosi così e fondendosi gli usi orientali con quelli occidentali, ne risultò quel complesso di riti che fanno oggi della d. della chiesa una delle più solenni e significative cerimonie ecclesiastiche. L'attuale rito della d. d'una chiesa è contenuto nel Pontificale romano

DEDICAZIONE, RITO della - D. d'una chiesa: il vescovo consacrante asperge l'esterno dell'edificio. Pontificale romano (princ. sec. XVI) - Parigi, bibl. Nazionale, ma. lat. 1226, t. II f. 2.
DEDICAZIONE, RITO della - D. d'una chiesa: il vescovo consacrante asperge l'esterno dell'edificio. Pontificale romano (princ. sec. XVI) - Parigi, bibl. Nazionale, ma. lat. 1226, t. II f. 2.(da V. Leroquian, Les pontifices manuscrite..., Parigi, bibl., tur. III)

La sera precedente la consacrazione, nel luogo ove sono depositate le reliquie dei santi da collocarsi sull'altare, si devono recitare il Mattutino e le lodi del Commune plurimorum martyrum, perché, secondo un antico uso, almeno una reliquia deve essere di santi martiri. Durante la notte si fa la guardia d'onore davanti alle reliquie. Nel giorno seguente, recitati dinanzi a queste i salmi penitenziali, si va processionalmente alla porta della chiesa da consacrare, e col canto delle litanie si implora la protezione di tutti i santi, poi si benedice l'acqua e il sale e, data la benedizione con l'acqua santa, la consacrazione comincia con la solenne presa di possesso della nuova casa di Dio da parte del vescovo, il quale al principio, facendo tre volte col suo clero il giro esterno della chiesa, ne asperge le mura; alla fine di ogni giro batte alla porta della chiesa chiedendo: Attolitie portas, ecc. (Ps. 23, 7). Al terzo giro la chiesa si apre e il vescovo fa sulla soglia col pastorale il segno di croce fugando i demoni, perché Cristo crocifisso prende così possesso della chiesa, pensiero questo che viene poi ancor più illustrato con altre cerimonie. Il vescovo entra allora nella chiesa col solo clero e con gli inservienti e, chiusane la porta, invoca lo Spirito Santo, recita di nuovo le litanie dei santi, e mentre si canta il Benedictus, scrive col pastorale l'alfabeto greco e latino in due strisce di cenere, a forma di croce decussata, partenti dai quattro angoli della chiesa. Era infatti uso presso i Romani di segnare con una grande X sulla terra lo spazio destinato alla costruzione di una nuova casa, e gli agrimensori romani solevano tracciare linee trasversali, segnate all'estremità con lettere, nel misurare i terreni; e poiché questa X aveva la forma della croce decussata e della prima lettera del nome di Cristo (Χριστός), questa cerimonia venne ad indicare che Cristo prendeva possesso di quel luogo; il ricordo poi della frase di Apoc. 22, 13 («Io sono l'alfa e l'omega») suggerì l'idea di iscrivere nelle due linee della X l'alfabeto greco, cui più tardi si aggiunse quello latino, e in alcuni luoghi anche l'ebraico (v. ABECEDARIO).

L'edificio, ormai proprietà di Dio, riceve una speciale santificazione, e prima nell'altare. Dopo aver invocato Dio, il vescovo prepara e benedice l'acqua gregoriana, in cui è frammischiato sale, vino e cenere, probabilmente ad imitazione del rito di Mosè (Ex. 24, 6 sgg.). Con essa il vescovo segna una croce sulla parte superiore ed inferiore della porta per santificarla e lava le cinque croci dell'altare, una in mezzo, le altre in ciascuno dei quattro angoli; asperge l'altare sette volte, poi girando nella chiesa asperge anche tre volte le pareti interne ed il pavimento; passando dall'altare maggiore alla porta e da una parte laterale all'altra dal mezzo della chiesa effonde l'acqua santa nel quattro punti cardinali, indicando così simbolicamente i quattro fiumi del paradiso che escono dal nuovo paradiso, cioè dalla chiesa. Con queste aspersioni, unite ad orazioni di origine molto antica, sono espressi gli effetti lustrali o purificatori della consacrazione. Segue un solenne Prefazio che implora la santificazione del luogo. Il resto dell'acqua viene poi versato alla base dell'altare, insieme con la calce. Quindi il vescovo col clero esce dalla chiesa, va alla cappella ove sono conservate e solennemente esposte le reliquie. Si forma con esse la solenne processione, cui prende parte il popolo, facendo il giro attorno alla nuova chiesa. Dopo l'unzione della porta col crisma, il vescovo, fatto il solenne ingresso, unge nei quattro angoli il sepolcro, o piccola fossa dell'altare col crisma e vi depone dentro le reliquie e lo chiude ungendone col crisma anche il coperchio in forma di croce al disopra e al disotto. La consacrazione dell'altare così già iniziata, viene perfezionata nelle numerose unzioni che si compiono: due volte si unge con l'olio dei catecumeni ed una volta col crisma nei cinque luoghi indicati da una croce, quindi l'intera mensa con l'olio dei catecumeni e poi col crisma; durante queste unzioni si cantano antifone e salmi che ne spiegano il senso profondo e simbolico. Dopo l'unzione della mensa dell'altare il vescovo consacra le pareti interne della chiesa, facendo su esse, o sulle colonne o sui pilastri, dodici unzioni col crisma tre volte incensando ciascuna croce. Tornato all'altare, vi brucia un sacrificio simbolico, composto di grani d'incenso e candele di cera, e mentre tutti s'inginocchiano, si invoca lo Spirito Santo. Tutte le orazioni fin qui recitate o cantate dal vescovo, sono ora riassunte in un nuovo Prefazio. Il vescovo unge poi col crisma la parte anteriore dell'altare e il punto di congiunzione della mensa col corpo dell'altare ai quattro angoli. Con questa ultima unzione termina la consacrazione dell'altare e della chiesa. Quindi, benedette le tovaglie e le altre suppellettili, pulito l'altare e rivestito dei suoi ornamenti, dopo un'ultima incensazione e alcune orazioni, si inizia la Messa solenne, nella quale, dopo la consacrazione, si accende la lampada che deve ardere in perpetuo davanti al Santissimo. Così ha fine la cerimonia. Per l'anniversario della d., v. anche CHIESA, in Enc. Catt., III, coll. 1508-11.

Bibliografia15 opere
BIBL.: J. Baudot, La dédicace des églises, 4ª ed., Parigi 1909; D. Stichenhofer, Die Geschichte des Kirchweihs vom 1.-7. Jahrhundert, dissert., Monaco 1909; A. Franz, Die kirchlichen Benediktiner im Mittelalter, I, Friburgo in Br. 1909, pp. 54-60; P. De Puniet, Dedicace des églises, in DACL, IV, coll. 374-405; R. Hindringer, Kirchweihs, in LThK, V, coll. 1053-56; F. Interlandi, La consacrazione della chiesa, suo concetto, sue cerimonie, Caltagirone 1913; L. Duchesne, Origines du culte chrétien, Parigi 1925; R. Aigrain, Liturgie, ivi 1930, pp. 143-57; R. W. Muncey, History of the Consecration of Churches, Londra 1930; P. De Puniet, Le Pontifical Romain, II, Parigi 1931, pp. 229-300; L. Eisenhofer, Handbuch der katholischen Liturgie, II, Friburgo in Br. 1933, pp. 448-68; I. Croquison - R. Van Wezel, La liturgie de la consécration des églises, in Bulletin paroissial liturgique, 8 (1936), pp. 11-32; C. Callewaert, Liturgicae institutiones, III: De missalis Romani liturgia, I, Bruges 1937, pp. 10-19; M. Righetti, Storia liturgica, I, Milano 1945, p. 323 sgg.; Ph. Oppenheim, Dedicatio ecclesiae et altaris, Torino 1949.

Filippo Oppenheim

D. « ANGELICA ». - Con questa espressione si suo le designare la d. miracolosa di una chiesa attribuita a Cristo con l'assistenza di angeli e di santi.

L'esempio più celebre è la d. angelica di Einsiedeln, che si celebra annualmente il 14 sett.; se però tale giorno cade in domenica, la solennità dura otto giorni consecutivi (fino al 1853 per 14 giorni), con grande affluenza di pellegrini. La cappella primitiva fu dedicata il 14 sett. 948 da Corrado, vescovo di Costanza. A questo proposito la leggenda narra che il prelato, vegliando la notte precedente la d., sentì nella cappella canti angelici, e precisamente quelli del rito della d. La mattina una voce celeste gridò per tre volte che il santuario era stato consacrato con l'intervento divino. Tale fatto è riferito da una bolla di Leone VIII, dell'11 sett. 664 (Jaffé-Wattenbach, n. 3708), esistente solo in copie del sec. XIV, di autenticità assai discussa e discutibile. La leggenda poi, pienamente sviluppatasi nello stesso sec. XIV, narra come Cristo, sceso dal cielo, prendesse la pianeta violacea (ancora oggi si celebra la Messa solenne in violaceo), e con l'assistenza di santi (s. Stefano avrebbe cantato l'epistola, s. Lorenzo il vangelo) e di angeli procedesse alla consacrazione. Le prime notizie generiche di questa d. miracolosa risalgono solo al sec. XI. Nel secc. XVI-XVIII la d. angelica divenne una solennità straordinaria per tutta la Svizzera, e ancora oggi la festa è popolarissima. Il fondamento di questo racconto rimane puramente leggendario.

DEDICAZIONE, RITO della - D. d'una chiesa: il vescovo consacrante bussa alla porta col piede del pastorale. Disegno del Pontificale di St. Germans in Cornwall (sec. X) - Rouen, biblioteca Municipale, ma. 368 (A. 27), f.
DEDICAZIONE, RITO della - D. d'una chiesa: il vescovo consacrante bussa alla porta col piede del pastorale. Disegno del Pontificale di St. Germans in Cornwall (sec. X) - Rouen, biblioteca Municipale, ma. 368 (A. 27), f. 2v.
(DR. V. LEONGREN, Les pantipèques manuscrits..., Parigi 1937, sec. 2)

Altre d. angeliche si asseriscono, per es., per le chiese di St-Denis (Parigi), St-Pierre-le-Vif (Sens), per le cattedrali di Westminster (Londra), Augusta, Praga, Vercelli, Avignone, e per il santuario del monte Gargano.

Bibliografia
BIBL.: Quanto ad Einsiedeln, tutta la bibliografia e tutta la documentazione si trova riunita nel libro del p. O. Ringholz, Wallfahrtsgeschichte Unserer Lieben Frau von Einsiedeln, Friburgo in Br. 1896, pp. 7-9, 49-65, specialmente l'appendice particolare, pp. 311-61, dove si parla anche delle d. angeliche di altre località, e delle discussioni teologiche del sec. XVI-XVII. Cf. anche Acta SS. Septembris, VIII, Anversa 1762, p. 61 (monte Gargano) e F. Segmüller, Einsiedeln, in LThK, III, coll. 603-604.

Giuseppe Löw

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Fonte Filippo Oppenheim: firma a stampa; Giuseppe Löw: firma a stampa

Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), coll. 1290–1294.

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Oppenheim, Filippo, and Giuseppe Löw. “Dedicazione, rito della.” In Enciclopedia Cattolica, vol. IV, coll. 1290–1294. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950. https://azioneromana.com/it/article/dedicazione-rito-della.

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Oppenheim, Filippo, and Giuseppe Löw. “Dedicazione, rito della.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950, coll. 1290–1294. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/dedicazione-rito-della.

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