Enciclopedia Cattolica vol. V, 1950 Geografia Stati, regioni e città

EDESSA ("E-ΔΕΣΣΑ)

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CRONACA DI EDESSA rimanda qui.

Noto anche come: ar-Ruhā

EDESSA ("E-δεσσα). - In origine Orhai, donde il nome Osroene alla regione di cui fu capitale, era situata a nord-ovest della Mesopotamia sul fiume Scirtus; dagli Arabi fu chiamata ar-Ruhā, oggi Urfa. Fu fondata dal re Seleuco I che le dette il nome dell'omonima città macedone; Antioco IV la chiamò Antiochia « presso Callirroe ». Fu capitale dell'Osroene dal 137 a. C. al 216 d. C. Divenuta romana sotto Pompeo, fu poi contesa nelle guerre romane-partiche finché nel 217 divenne colonia romana. Caracalla vi fu ucciso nel 217. Distrutta da un terremoto, fu riedificata dall'imperatore Giustino I che la chiamò Giustinopoli. Nel 609 fu espugnata dai Persiani. Nel 1097 Goffredo di Buglione la slevò a contea e i conti vi si succedettero fino al 1144. Dopo esser passata dai Mongoli di Hūlāgū si musulmani d'Egitto, fu conquistata dai Turchi ottomani nel 1637. Tra i suoi 15 sovrani, che avevano il titolo di abgar, è noto quello dell'abgar Ukkāmā per la leggenda cristiana che lo riguarda (v. ADDAI, DOTTRINA di).

Nicola Turchi

Ust. Esc. Cutt.) EDEN - L'E. con i quattro fiumi del Paradiso terrestre. Minatura del Pontificale di Landolfo I di Benevento (937-84). Roma, Biblioteca Casanatense, 724, B I 13.
Ust. Esc. Cutt.)
EDEN - L'E. con i quattro fiumi del Paradiso terrestre. Minatura del Pontificale di Landolfo I di Benevento (937-84). Roma, Biblioteca Casanatense, 724, B I 13.

I. IL CRISTIANESIMO IN E

Lasciando da parte le leggende di Abgar (v.) e di Addai, si deve ritenere che il cristianesimo, introdotto probabilmente nel tempo apostolico, fosse già organizzato in E. nella metà del sec. II. Oltre alla testimonianza dell'epitaffio di Abercio, Eusebio (Hist. ecel., V, 23) ci dà notizia di un Sinodo dell'Osroene verso il 197, che inviò una lettera sulla controversia della Pasqua. Non è fondata l'opinione che il re Abgar IX (179-216) e la corte si facessero cristiani. Certo è che verso quel tempo E. ricevette da Sarapione d'Antiochia il primo vescovo cattolico, Paiût. Con questa consacrazione la Chiesa di E. entra nell'orbita delle Chiese greche, essa che probabilmente fino allora aveva fatto parte della corrente giudeo-cristiana.

E. divenne il centro di irradiazione del cristianesimo nella Siria orientale e quindi anche in Persia durante il sec. III. Il suo dialetto arameico, cioè il siriano letterario, servì per la versione diretta siriana del Vecchio Testamento chiamata péšitá, che ivi probabilmente vide la luce verso l'inizio dell'era cristiana. Più tardi Taziano componeva in siriano, forse ivi stesso, il suo Diatessaron. Le persecuzioni di Decio e di Diochiziano fecero in E. dei martiri fra cui vanno ricordati: Sarbī, Gūrā, Sēmānā, e Habbīb. Al Concilio di Nicea partecipò Ajullāhā (Ethiopia), vescovo di E. Durante il sec. IV la Chiesa edessena fu illustrata dall'opera di S. Efrem (v.). Le controversie cristologiche portarono gravi turbamenti nella Chiesa di E. : a Rabbūlā (412-35), strenuo difensore dell'ortodossia, successe Hibā (435-57), assolto dal Concilio di Calcedonia, ma autore della lettera a Mārī condannata nel V Concilio ecumenico. Con Giacobbe Baradeo però (541-78) vi si stabilì il monofisismo e da allora si ebbe quasi sempre in E. una doppia gerarchia (monofisita ed ortodossa). Della gerarchia latina ivi costituita al tempo delle Crociate resta come ricordo l'attuale sede titolare metropolitana di E. di Osroene. Analoga sede, sempre titolare, vi è per i Siri cattolici. Pochi i Latini (curati dai Cappuccini) e pochi anche i maroniti, caldei a armeni cattolici.

Per i monumenti cristiani di E., v. OSROENE.
BIBLI: R. DUVAL, Histoire politique, religieuse, et littéraire d'E., jusqu'à la première Croisade, Parigi 1892; A. Harnack, Mission und Anbreitung der Christentum, Lipsia 1924, pp. 480, 613-15, 626, 690, 698-83; I. Ortiz de Urbina, Le origini del cristianesimo in E., in Gregorianum, 13 (1924), pp. 82-91.

II. SCUOLA DI E

È la figlia diretta dell'antica scuola di Nisibi (v.) e madre della nuova scuola nisibena. Quando nel 363 Gioviano cedette Nisibi ai Persiani, una parte della popolazione cristiana andò verso Oriente; così la scuola fondata da Giacomo di Nisibi sotto la direzione di S. Efrem si recò ad E., ove, dallo sua origine, fu detta scuola dei Persiani, o d'E. S. Efrem la diresse dal 363 al 373; a lui successe Qijōrē e direttore e interprete, che la governò fino al 437; dopo la sua morte tutta l'assemblea chiese Narsaj, perché non v'era nessuno che potesse con lui competere in perizia e dottrina (PO 4, 382-83). La scuola di E. prese attivissima parte alle controversie cristologiche del sec. V, e sotto l'episcopato di Hibā (453-57) divenne un focolato del nestorianesimo.

EDESSA - Incipit della cronaca di E., contenente gli avvenimenti fino all'anno 525 - Biblioteca Vaticana, Var. siriano 163. f. r. (sec. VII).
EDESSA - Incipit della cronaca di E., contenente gli avvenimenti fino all'anno 525 - Biblioteca Vaticana, Var. siriano 163. f. r. (sec. VII).(fot. Biblioteca Vaticana)

Nel 457, sotto l'episcopato di Nomo, i monofisiti si ripresero e i nestoriani, in prevalenza d'origine persiana, ritornarono a Nisibi e ricostituirono la loro antica scuola. Nel 480, dietro istigazione del vescovo Ciro, la scuola fu distrutta per ordine dell'imperatore Zenone.

A noi sono rimaste le regole della neo-scuola di Nisibi (496), che probabilmente rispecchiano fedelmente quelle della scuola di E. Vi si conduceva una vita monastica diretta da un superiore e da un maggiordomo. Le discipline che vi si insegnavano erano: la letteratura, la scrittura, il canto e il commento alla S. Scrittura; la Bibbia formava base essenziale dell'insegnamento.

Numerosi e minuziosi articoli trattano della condotta degli allievi (v. NISIBI, SCUOLA di E.). È esagerato riportare alla sola scuola di E. tutto il movimento letterario del secc. IV, v e vi intorno a questa città. Essa forse è la più bella manifestazione di questo movimento, però il grande merito che le si attribuisce è forse dovuto al fatto che alla epoca del fiorire di questa scuola e alla città di E. si riferiscono i più antichi manoscritti siriani a noi conservati nel bellissimo carattere carangēlā. Fra le opere originali della letteratura siriana possono riferirsi alla edessena una parte delle poesie di S. Efrem e Narsaj (quelle scritte in E.), le opere dei discepoli di Efrem (Catalona, Isacco d'Amida, Isacco d'E.), quelle degli edesseni contemporanei

EDESS - L'E. con i quattro fiumi. Miniatura dell'Ottatessa, contenuto nel cod. Var. grec. 746, l. 35' (sec. XII) - Biblioteca Vaticana.
EDESS - L'E. con i quattro fiumi. Miniatura dell'Ottatessa, contenuto nel cod. Var. grec. 746, l. 35' (sec. XII) - Biblioteca Vaticana.(fot. Biblioteca Vaticana)

(Giacobbe di Sêrûg, Filosseno, Stefano bar Şûdajle, ecc.), numerosi scritti sulle controversie teologiche (Rabbûlâ, Hibâ), e numerosi documenti agiografici (ss. Alessio, Giovanni e Paolo, Sarbil, Gûrjâ, Semônâ, Habbib, Eufemio, ecc.) e di carattere apocrifo (leggendo d'Addaj) e in generale tutto il movimento letterario siriano dal sec. v al vi.

Sembra che la scuola di E. abbia creato un movimento in favore degli studi greci, come ne fanno fede le numerose traduzioni di opere ecclesiastiche dal greco; tra esse le seguenti: Ricognizioni, traduzione siriana in un manoscritto di Londra, scritto ad E. nel 411; Discorsi di Tito di Bostra contro i manichei, ibid.; Teofania di Eusebio, ibid.; Storia ecclesiastica di Eusebio, in un manoscritto di E. del 462 a Pietroburgo. Rabbûlâ, vescovo di E., tradusse il De recta fide di Cirillo; Hibâ le opere di Teodoro di Mopsuestia a Diodoro di Tarso.

In sostanza la scuola di E. ha avuto il merito di trasmettere ai Siri nella loro lingua le teorie delle scuole di Alessandria e di Antiochia, conservando a noi numerose opere il cui originale greco è andato perduto.

Bibliografia5 opere
BIBL.: Barbadbâlabbâ, vescovo di Halwân (sec. III), La causa della fondazione delle scuole: PO 4, 380, 386; R. Duval, Histoire d'Edesse, Parigi 1892, pp. 145, 161, 176, 181; F. Nau, Hagiographie syriaque: st Alexis, Jean et Paul, Daniel de Galoë, Hanninâ, Euphémie, Sohdâ, etc., in Revue de l'Orient chrétien, 15 (1910), pp. 53, 72, 173, 197; I. Guidi, Gli statuti della scuola di Nisibî, in Giornale della Società asiatica italiana, 4 (1890), pp. 165, 195; R. Duval, La littérature syriaque, 2ª ed., Parigi 1907, passim.

Saverio Pericoli Ridolfini

III. CRONACA DI E

Si tratta di una cronaca scritta da un anonimo, molto probabilmente chierico ortodosso, ca. la metà del sec. vi a conservata in un codice del sec. VII (Vaticano syr. 163). L'autore descrive la storia della città dal 133 al 540 e attinge spesso a documenti ufficiali, come il resoconto notarile dell'inondazione del 210 nel quale si parla della «chiesa dei cristiani».

Bibliografia
BIBL.: La cronaca di E., pubblicata prima da Assemani, è stata nuovamente edita e tradotta in latino da I. Guidi in Corpus script. accl. orient., 3ª serie, IV, Parigi 1903, pp. 1-32.

Ignazio Ortiz de Urbina

EDESSENI ATTI, V.: ATTI DEI MARTIRI ORIENTALI.

Informazioni sulla voce

Di Saverio Pericoli Ridolfini, Ignazio Ortiz de Urbina, Nicola Turchi

Fonte Saverio Pericoli Ridolfini: firma a stampa; Ignazio Ortiz de Urbina: firma a stampa; Nicola Turchi: firma a stampa

Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), coll. 72–76.

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Pericoli, Ridolfini Saverio, Ignazio Ortiz de Urbina, and Nicola Turchi. “Edessa ("E-ΔΕΣΣΑ).” In Enciclopedia Cattolica, vol. V, coll. 72–76. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950. https://azioneromana.com/it/article/edessa-e-dessa.

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Pericoli, Ridolfini Saverio, Ignazio Ortiz de Urbina, and Nicola Turchi. “Edessa ("E-ΔΕΣΣΑ).” Enciclopedia Cattolica, vol. V, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950, coll. 72–76. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/edessa-e-dessa.

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