AMALFI, ABCIDIOCESI di. - Nella regione campana, in provincia di Salerno, confina con le diocesi di Sorrento e di Nocera dei Pagani e Sarno e conta 37.108 ab., tutti cattolici, 55 parrocchie, con 76 sacerdoti diocesani e 23 regolari. Patrono, l'apostolo s. Andrea, le cui reliquie, trasportate dal card. Pietro di Capua da Costantinopoli nel 1208, si conservano e si venerano nella Cattedrale.
Già vescovato dal sec. VI, A. fu eretta in arcivescovato nel 987, poi nel 1818, soppresse da Pio VII le sedi episcopali di Scala, Ravello e di Minori, il loro territorio fu incorporato con quello di A. di cui erano suffraganee da antico, insieme con le diocesi di Capri e Lettere. Vi si sarebbero tenuti, nel 1048 o nel 1059, da Nicola II due concili; ma il secondo, nel quale il Pontefice depose l'arcivescovo di Trani e concesse a Roberto il Guiscardo l'investitura di Calabria e di Puglia, fu, più probabilmente, anche al dire del cronista cassinese, tenuto in Melfi.
Il sec. IX, che vide il costituirsi della fortuna di A., fiorente di attività marinara, fu ricco di agitate vicende, che vanno dal trasporto nella città, ad opera del vescovo Pietro, del corpo di s. Trifomena, poi sottratto dal principe beneventano Siccardo (833-38), alla partecipazione delle navi amalfitane alla battaglia contro i saraceni nel mare di Ostia (849). Data la strettezza di rapporti fra i due poteri in A., caratteristica questa delle città marinare della Campania, nel 987 il doge Mansone III otteneva dal papa Giovanni XV la promozione a sede arcivescovile.
Stabilita dai primi decenni del sec. IX l'autonomia amalfitana, si inizia la sua rivalità con le altre repubbliche marinare; i vascelli della città campana solcano il Mediterraneo, i suoi mercanti dominano i centri e le correnti del traffico. Attorno al 1020 alcuni negotiatores amalfitani fondano a Gerusalemme il celebre ospedale, da cui trasse le origini l'Ordine dei Cavalieri di S. Giovanni. Un secolo dopo, la gloriosa autonomia d'A. finiva: nel 1131, tra le lotte campane e pugliesi in cui si ripercuoteva il dramma della Chiesa divisa dallo scisma (cui anche A. partecipava: un suo arcivescovo, Giovanni «de Porta», è consacrato, probabilmente lo stesso anno 1131, da Anacleto II, venuto a Salerno per dirimervi la contesa tra l'arcivescovo Romualdo ed il principe Roberto), Ruggero II costringeva l'antica repubblica a capitolare, annettendola al costituito regno normanno. Tuttavia il lento, ma non meno fatale declino della città, non impedì che Normanni e Svevi l'arricchissero di monumenti artistici, mentre diminuiva l'area della città, posta in pericolo dalla violenza delle acque e dalle frane.
ABBAZIE E MONASTERI
Il territorio della diocesi di A. e quello delle diocesi soppresse e in esso incorporate, fu straordinariamente ricco di chiostri benedettini.
Ad A., S. Lorenzo (poi detto della S.ma Trinità), fondato da quello stesso doge o duca Mansone III, cui si dovette l'erezione arcivescovile e l'ingrandimento della cattedrale; S. Basilio, fondato nel sec. XI; S. Elena e S. Nicola in Campo, tutti per donne; a Pogerola, quello di S. Sebastiano; ad Atrani, quelli di S. Maria de Fontanella, S. Michele Arcangelo e S. Tommaso apostolo; a Scala, quelli dedicati ai ss. Benedetto e Scolastica e a s. Cataldo; a Ravello, la S.ma Trinità; a Minori, S. Lucia. Quasi tutti rimontanti ai secc. IX-XI e soppressi, in massima parte, tra il Duecento e il Settecento, per il loro depauperarsi di monache, conseguenza del decadere della città e della zona. Così pure avvenne per i monasteri benedettini maschili: ad Atrani, SS. Ciriaco e Giuditta (970); a Scala, S. Maria de Aqua bona e i SS. Giuliano e Marciano (entrambi del sec. IX); a Positano, S. Maria e S. Vito (sec. X); a Ravello, S. Trifone e S. Maria di Castiglione (sec. X). Ma il maggior monastero, e uno dei più pregevoli edifici di A., è il chiostro di S. Pietro de Tozcolo o in Canonica, cistercense alle origini (1212), passato poi ai Cappuccini (1583), e che ha seguito oggi la sorte comune, divenendo albergo. Anche presso Maiori i Cistercensi avevano un altro loro chiostro: S. Maria de Vittela e, presso Scala, S. Elena. Ai Conventuali appartenne in A. S. Maria degli Angeli, fondato da s. Francesco nel 1220. Infine, a Ravello, un convento di Clarisse, oltre ad altri chiostri minori specialmente benedettini, nella regione.
MONUMENTI
L'architettura arabo-sicula, importata dalla Sicilia durante il dominio normanno e sviluppatasi nel successivo periodo svevo, assicura ad A. una sua singolare fisonomia per l'ardito impiego degli archi intrecciati; genere che ha i suoi capolavori in due monumenti duecenteschi: il chiostro del Cappuccini e il chiostro del Paradiso. Il Duomo, nel quale l'originario nucleo ha subito, nel medioevo e anche di recente, rifacimenti, ingrandimenti e modifiche, serba ancora, con la superba scalea e il campanile, eretto dal 1180 al 1276, la sua bellezza. Dell'età gloriosa della repubblica non restano che una parte del cantiere navale, le celebri porte di bronzo (e gli stipiti coevi) dell'antica cattedrale, che un mercante, Pantaleone di Mauro, inviò in dono alla patria da Costantinopoli. Ricchi di monumenti storici ed artistici, ma soprattutto di quelle singolari bellezze naturali, che hanno reso in tutto il mondo celebrata la costiera amalfitana, sono gli altri luoghi della diocesi: Capri, Ravello, Atrani, Positano, Pegerola, Maiori, Minori, Scala. - Vedi TAVV. LXXV-LXXVI.

Bibliografia2 opere
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Per la storia ecclesiastica: Ughelli, VII, pp. 183-256; Capelletti, XX, pp. 601-12; A. Gröner, Die Diözesen Italiens, Friburgo in Br. 1904, trad. ital., Melfi 1908, pp. 47-48 e passim; Lanzoni, pp. 248-50.
Per la storia artistica: K. Schulz, Denkmäler d. Kunst d. Mittelalters in Unteritalien, II, Dresda 1860; D. Salazaro, Studi sui monumenti dell'Italia meridionale dal sec. IV al XIII, Napoli 1870; S. Volpicella, Delle antichità d'A. e dintorni, in Studi di lett. st. ed arte, Napoli 1876; L. M. Mansi, Illustrazione dei principali monumenti d'arte e storia del versante amalfitano, Roma 1898; E. Bertaux, L'art dans l'Italie méridionale, Parigi 1903; P. Pirri, Il duomo di A. e il chiostro del Paradiso, Roma 1941.
Pier Fausto Palumbo



